Il Canto dell’Anguana
La collaborazione con la cantante Patrizia Laquidara nasce nel 2003, quando ho iniziato a gestire il suo sito web personale. Nel corso degli anni, la collaborazione si è allargata contribuendo alla realizzazione di servizi fotografici pubblicati in rete e in stampa italiana ed internazionale (Portogallo, Brasile e USA). Questa collaborazione ora giunge a rendere vero un mio personale sogno, quello di realizzare un libretto per un CD.
Il progetto musicale dedicato all’anguana nasce due anni fa, come dice Patrizia stessa nella sua presentazione del disco. L’idea delle foto invece nasce un anno fa circa. All’inizio si pensava di realizzare un servizio fotografico che servisse come documentazione ufficiale della collaborazione decennale che Patrizia ha con gli Hotel Rif, poi riflettendo sulle immagini fatte, il progetto del booklet con quelle foto, sembrava potesse essere fattibile. Quindi è stata fatta una selezione di foto scattate in due sessioni. Una a gennaio 2010 con Patrizia, in una situazione al limite (c’erano 0 gradi, ed il vestito indossato da Patrizia non era certamente invernale…), abbiamo fatto gli scatti al Buso dea Rana, all’ingresso di una grotta a Monte di Malo (Vicenza), un luogo famoso per le escursioni speleologiche ma anche perchè teatro di leggende locali sulla figura misteriosa e affascinante dell’Anguana, una specie di donna pesce dotata di poteri magici…
La seconda sessione è stata fatta con gli Hotel Rif a marzo 2010, sempre al Buso dea Rana, con la direzione artistica di Patrizia, abbiamo cercato di raccontare una storia in cui Patrizia/Anguana viveva negli anfratti della grotta e gli Hotel Rif la cercavano come trofeo di caccia.
La selezione delle foto e un fotoritocco adeguato, ha permesso di raccontare nel libretto una storia parallela rispetto ai testi delle canzoni del disco.
Il disco è dedicato appunto alla figura dell’Anguana, una misteriosa e quadi dimenticata fogura femminile presente nella tradizione popolare veneta e non solo, difatti, con nomi diversi, ma con sembianze simili, questa fogura è presente anche in altre tradizioni europee, dal nord al mediterraneo. E’ stato un desiderio di Patrizia Laquidara di dar canto alle poesie di Enio Sartori, scrittore e studioso del dialetto veneto di Monte di Malo. Vi rimando alla pagina dedicata al disco per i dettagli musicali.
Io qui propongo una galleria fotografica dove il contributo di Patrizia nel ricreare fisicamente una versione dell’Anguana è stato molto efficace. Molto ha fatto anche l’ambiente dove eravamo: l’ingresso di una grotta, un torrente, l’acqua, le rocce, la terra e la vegetazione. Una scenografia reale che ci ha proiettati in un mondo da favola, uno di quei mondi che rischia di allontanarsi dalla nostra fantasia e alla nostra identità storica e culturale.
Si tratta di un progetto che coinvolge leggende popolari, letteratura poetica, musica e fotografia… e probabilmente tanto altro…
Con entusiasmo e coinvolgimento mi sono buttato dentro questo progetto per le mie competenze sulla fotografia.
Si tratta di un disco di musica popolare di Patrizia Laquidara realizzato con gli Hotel Rif.
Il disco si chiama Il Canto dell’Anguana e le canzoni sono dei testi poetici in dialetto altovicentino scritti dal poeta e scrittore Enio Sartori.
E’ un concept album che racconta la leggenda dell’Anguana una figura che appartiene al mondo delle leggende/fiabe di una volta. Una figura presente anche in altre parti d’Europa fin dal medioevo e oltre che, pur cambiando nome e storie, ha come elemento comune il fatto di essere una donna legata all’acqua.
Vi cito la presentazione di Enio Sartori:
Questo progetto di poesia, musica e canto nasce dal desiderio di Patrizia Laquidara di cantare e dar voce a una figura, quella dell’anguana, misteriosa e quasi dimenticata creatura femminile della tradizione popolare veneta presente anche in altre tradizioni, sia nordiche che mediterranee.
Il termine anguana pare possa derivare dal latino “aquanis” o da “anguis”ad evidenziare la relazione di questa figura mitologica con l’acqua e il serpente.
In effetti si tratta di una figura di donna-serpente il cui corpo unisce una parte superiore umana e una inferiore animalesca di serpente-draghessa. Da questa duplice natura terrestre e acquatica deriva anche il suo potere di metamorfosi e i suoi ambigui poteri che possono essere sia benefici (fertilità creatrice, madre di dinastie, allevatrice di bambini, aiutante degli uomini nei campi e delle donne nella filatura…) sia terrificanti, nel suo legame con il mondo degli inferi, mostrandocela anche quale rapitrice di bambini, turbatrice uomini stregati dal suo fascino. Entro queste coordinate essa si mostra quale figura liminare tra natura e cultura, tra animale e uomo, tra il mondo dei vivi e il mondo dei morti, portatrice di un sapere liquido, fluido, metamorfico.
Nelle tracce delle leggende dell’Altovicentino che le riguardano le anguane appaiono presso caverne, corsi d’acqua, pozzi e sorgenti (che grazie alla loro presenza acquistano poteri magici), nelle notti di luna piena mentre stendono il bucato e attirano con la loro bellezza e il loro canto l’attenzione di fortuiti viandanti destinati ad innamorarsi di una di loro, a delirare.
Infatti grazie alla loro bellezza e al loro canto esse producono negli uomini che le incontrano un potere di attrazione assoluto misto ad un’altrettanta forte paura e angoscia di morte. La relazione tra uomini e anguane puo’ talvolta spingersi fino al matrimonio ma tale unione é sempre vincolata al rispetto di un tabù che puntualmente viene infranto dall’uomo determinando conseguenze catastrofiche.
In questo lavoro si tenta di cogliere quei tratti assolutamente poetici che questa figura porta con sé: la bellezza indicibile che affascina e seduce anche e ancor più per la proibizione che essa stabilisce. In effetti il quesito arcaico e al contempo assolutamente attuale che la figura dell’anguana continua a porci é quello della inappropriabilità dell’oggetto d’amore che chiede al soggetto di rispettare il mistero del desiderio e la distanza su cui esso si regge per non cadere nell’amore solitario di Narciso o sotto lo sguardo mortificante della Medusa. Si tratta di quella distanza necessaria nella relazione con la bellezza e con l’amore da cui si origina il desiderio, la poesia, l’immaginazione e il canto. L’anguana offre consolazione, potenza, gloria a colui che la rispetta e che ne rispetta il segreto, a colui che non rompe l’incanto. Questo lavoro intende rimettere dunque al centro del nostro immaginario una figura che pur nella sua arcana lontananza ci sembra carica non solo di memoria ma anche di futuro. Sarà un viaggio linguistico dentro il dialetto dell’Altovicentino e un viaggio musicale che non lascia spazio a compiacimenti nostalgici, ma che, anzi vuole risuonare con esperienze musicali e vocali che abbracciano le culture popolari del mediterraneo incrociando le rotte erranti di Ulisse. Viaggio che accompagna la figura dell’anguana dalla nascita alla morte, dalla nascita dell’immagine, del desiderio, dell’eros, di cui l’anguana è simbolo, alla sua dissoluzione e alla sua estinzione.
Esso parte dalla consapevolezza che le tradizioni mitiche, linguistiche musicali chiedono nella loro essenza più intima di essere esposte al rischio del loro divenire, di rigiocarsi in una continua rete di aperture e contaminazioni piuttosto che chiudersi in se stesse.
Musicalmente parlando, il disco è un viaggio sonoro fra le acque e le terre del mediterraneo entrando anche piena terra ferma fra i Balcani e insinuandosi fra luoghi sonori contaminati in maniera armoniosa e sorprendente quando si passa da strumenti tradizionali ed acustici a strumenti elettronici programmati. Il tutto poi impreziosito da antiche voci, un gruppo di 5 anziane signore dai 65 anni in sù, le canterine del Feo, che ci proiettano in un surreale ascolto di pezzi di musica popolare quasi dimenticata, portatrici loro di memoria canora dal valore inestimabile.
Poi il progetto visivo, il CD contiene un booklet con 14 foto e i testi originali con traduzione a fronte.
Le foto sono frutto di due giornate, una a gennaio e l’altra a marzo, passate nell’antro di una grotta della zona di Malo (chi ha letto Meneghello, probabilmente sa di cosa parlo), il Buso dea Rana, un luogo adatto per le leggende che si raccontano sull’anguana, ad essere teatro della ricostruzione che Patrizia ha voluto mettere in scena con scatti evocativi e volutamente surreali in cui lei si è calata nei panni “leggendari” dell’Anguana appunto.
Un percorso nell’immaginario e nella tradizione popolare fatto con mezzi moderni pur rispettando l’elemento della genuinità, della memoria e del rispetto di tempi che sono passati e che rischiano di affondare nel buio dell’appiattimento delle memorie collettive della storia e della tradizione delle identità locali e interculturali….
Trovate maggiori info e una preview di ascolto delle canzoni qui: http://www.patrizialaquidara.it/ilcantodellanguana/index.html